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Come scegliere il Tuo Mental Coach

Se stai leggendo questo articolo probabilmente stai pensando “ok, potrebbe interessarmi avere un
mental coach, ma come faccio a sceglierne uno piuttosto che un altro ?” Bella domanda. Lascia che ti dia un paio di consigli.scelta

1) Deve piacerti

E questo credo sia l’unico vero fattore discriminante. Se non ti piace o non ti convince tanto come fa1dc9dc755b2674ba301aa8e588b08fpersona, trovane un altro.

Ognuno ha il suo stile e il suo carattere anche nel fare coaching, c’è chi è molto educato e tranquillo e chi è un po’ più brusco, entrambi possono ottenere risultati. E probabilmente (rimanga fra noi, quello che si fa pochi problemi a dire le cose che pensa come le pensa otterrà risultati più in fretta dell’altro più “politically correct”), ma questi sono gusti.

Ci sono persone che non sono coach e ottengono un sacco di risultati sorprendenti con le persone che aiutano, di solito vengono chiamati “migliori amici”, il coach fa più o meno quello che fa il migliore amico, ti aiuta nei momenti in cui hai bisogno di fare qualcosa che da solo non riesci ancora a fare.

La differenza con il migliore amico è che il coach ha delle conoscenze specifiche e ha studiato per aiutarti nel migliore dei modi e in più ha il vantaggio di non conoscerti e quindi è libero da qualsiasi pregiudizio sul tuo conto che chi ti conosce potrebbe avere. L’unico pregiudizio che abbiamo sui nostri clienti è che stiano facendo il meglio che possono con quello che hanno per raggiungere i loro obiettivi e che vogliano migliorare i loro risultati con il nostro aiuto.

Fare delle sessioni con il tuo coach deve essere un piacere e devi poterti sentire libero o libera di dire tutto quello che ti è utile dire, nulla uscirà da quella stanza. La cosa bella è che di solito con i coachee (i clienti) si crea un sincero rapporto di stima e amicizia profonda (per questo preferisco il termine di coachee a quello di cliente, lo trovo più amichevole).

2) Vuole darti tutto il supporto che ti è necessario

Servono commenti a questo ? Devi aver modo di poter chiedere aiuto al tuo coach quando ti serve ff45620cee07696b914740f98208e755(anche quando non siete insieme), naturalmente non potrà rispondere sempre o subito ogni volta ma risponderà il prima possibile. Ti chiedo un favore a nome anche dei miei colleghi, chiama o scrivi quando ti serve davvero aiuto e cerca di essere il più breve e conciso possibile, non approfittare della disponibilità, immagina come sarebbe se ogni 2 per 3 ti suonasse il telefono perché ti cerca un tuo cliente che ha bisogno di qualcosa, dopo un po’ o impazzisci o smetti di rispondere, come “deformazione professionale” i coach preferiscono impazzire al non rispondere ma questo non conferisce in alcun modo il diritto di approfittarsene 🙂 Vedrai tra poco che comunque ti servirà raramente “aiuto extra” se hai un buon coach.

3) Ti fornisce gli strumenti per cavatela da solo

L’obiettivo del buon Coach con ognuno dei suoi Coachee è fornirgli gli strumenti per cavarsela da solo e quindi renderlo indipendente nel minor tempo possibile, senza creare alcun tipo di “dipendenza da coach”. Il buon Coach non si limita solo ad aiutarti nell’immediato ma ti fornisce gli strumenti per crearti un solido futuro, rimanendo sempre disponibile qualora ti serva un aiuto.

4) Ha studiato e si è preparato per lavorare al meglio

La domanda che può sorgere spontanea è: “come faccio a sapere a prescindere se è preparato ?”. La risposta è: scoprendo con che scuola si è preparato. Non potendo recensire qui tutte le scuole di coaching, mi limiterò a darti alcuni fattori discriminanti per scegliere bene:

  1. Il percorso di formazione è lungo e completo, con una parte di lavoro su di se’ e una parte di acquisizione degli strumenti, chi si è formato come coach in un weekend, difficilmente avrà IMG_8296gli stessi strumenti e conoscenze che ha chi ha fatto più di 30 giorni di corsi di formazione (considera che il modulo base per ottenere una certificazione in PNL è di 7 giorni),
  2. Non è stato certificato da una scuola on-line ma da una “in carne ed ossa“. In questo lavoro è indispensabile il contatto con l’altra persona e anche il fare tanta pratica con gli altri, davanti ad un computer è difficile fare sia l’una che l’altra cosa.
  3. Se ha frequentato corsi di Programmazione Neuro-Linguistica, uno degli strumenti base del buon coach, assicurati che abbia almeno uno dei loghi riportati qui sotto e a lato e che il certificato sia stato rilasciato dalla Society on NLP, ogni certificato da altri enti e senza il marchio della Society non è riconosciuto dalla stessa e quindi non garantisce lo standard di eccellenza che il Dr. Bandler richiede ai Practitioner di PNL. Gli unici a poter rilasciare certificati per la Society sono i Trainer e Master Trainer nominati direttamente dal Dr. Bandler.IMG_8905

 

5) Chiedi o leggi i feedback di chi ha già lavorato con lui

Questo è uno dei passaggi chiave. Il feedback di chi ci ha già lavorato è fondamentale per capire chi feedbackhai davanti. L’età e la storia personale contano poco perché il buon Coach ha bisogno per aiutarti solo di poche informazioni che tu gli dai sulla tua situazione attuale, può sembrare strano ma è cosi. Del resto quando si lavora con l’esperienza soggettiva del cliente è importante quello che lui prova in quel momento, non quello che io ho provato in quel momento, anche perché la stessa identica esperienza può essere vissuta da due persone in maniera completamente diversa. La cosa migliore per stare tranquilli è chiedere feedback a chi ci ha già lavorato.

In breve

Il buon Coach deve:

  1. Piacerti
  2. Essere motivato ad aiutarti (e divertirsi e farti divertire nel farlo)
  3. Darti tutti gli strumenti che ti servono a cavartela dalla fine della sessione in poi
  4. Essere preparato
  5. Dei buoni feedback da parte dei suoi coachee.

Ora che sai come scegliere un buon coach, ti lascio alla tua scelta,

Spero di ricevere presto tue notizie,

Buona continuazione !

 

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